da uve di montagna
Prende il nome dal vitigno omonimo che i latini chiamavano Vitis apiana, grazie alle api particolarmente ghiotte della dolceza di queste uve. Nel registro di Federico II di Svevia è annotato un ordine per tre "salme" di fiano. Anche Carlo D'Angiò impiantò nella propria vigna reale ben 16.000 viti di fiano.
Vinificazione
macerazione pellicolare prefermentativa a freddo. Pressatura soffice e fermentazione alcolica a 16°. Fermentazione malolattica parziale. Affinamento in acciaio per tre mesi e successivo riposo in bottiglia.
Descrizione organolettica
Colore giallognolo e sapori di frutta di mandorla.
Vitigno: 100% fiano del taburno
Forma di allevamento: cordone speronato
Densità di impianto: 3000 piante per ettaro
Suolo: depositi piroclastici
Gradazione alcolica: 13,0%
Temperatura di servizio consigliata: 10°
Produzione annuale: 9000 bottiglie.
Note
Il fiano di Montesarchio è tipico della zona, esistono nella masseria piante secolari. E’ ben più famoso di quello di Avellino, in quano i vigneti a differenza di quelli irpini godono di una maggiore esposizione ai freddi venti del Taburno.


















